Arciconfraternita del SS. Rosario

L'Arciconfraternita del SS. Rosario adempie alla sua opera cristiana nel comune di San Nicandro Garganico (FG). Essa gode di una propria sede di culto, corrispondente altresì a quella amministrativa, che è la Rettoria di San Giovanni Battista, sita nel centro abitato alla via `Mercato', nel territorio di giurisdizione pastorale della Parrocchia Matrice di S. Maria del Borgo in cui è incardinata.

E' iscritta al Registro delle Persone Giuridiche presso la Prefettura-Ufficio Territoriale di Governo di Foggia al n 53/TRIB - 157/PREF. Possiede un Codice Fiscale n. 93000260716.

Attualmente il Sodalizio conta 47 Confratelli di Coro effettivi (di cui 3 presbiteri) e 3 Novizi.

Dati aggiuntivi

Recapiti
Chiesa: 
Chiesa di San Giovanni Battista
Indirizzo: 
Via Mercato 26 - 71015 San Nicandro Garganico (FG)
Diocesi: 
Telefono: 
3333939318 (Priore Costantino Borazio)
Mappa
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Donazioni

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Intestato a: ARCICONFRATERNITA SS. ROSARIO
Filiale: BPER Banca - San Nicandro Garganico (FG)
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IT95O0538778610000001392549

Dati aggiuntivi

Storia

La storia del Sodalizio, della Chiesa e degli abiti e insegne sono a cura di Matteo Vocale, già archivista, segretario e Vice Priore del Sodalizio

Della Compagnia del Rosario della terra di Santo Licandro si hanno frammentarie notizie già dalla prima metà del sec. XVII.

Alcuni storici locali ascrivono la sua erezione alla fine del sec. XVI, tesi fondata anche su un breve trattato di storia su S. Nicandro scritto nel 1872 dal canonico don Raffaele Cavalli, che cronologicamente la fa seguire subito all'Arciconfraternita del SS. Sacramento (1580) la quale, da sola, pare non contentasse i molteplici voti della cittadinanza tutta (1). Altre fonti più recenti, presumibilmente mediatrici di quelle autentiche, riportano che essa nacque nel locale Convento dei Carmelitani. Difatti, alcune visite pastorali dei secc. XVII-XVIII, tramandano che la Confraternita del Rosario possedeva un altare, "positura in pariete collaterali é cornu Evangelij altaris majoris", nella chiesa di S. Maria del Monte Carmelo, con le relative suppellettili sacre e una statua della Vergine del Rosario (2), la stessa oggi venerata. Al 6 gennaio 1718 risale una bolla emanata dall'Ordine dei Predicatori nella persona del Magister generalis Antonino Cloche, presso il convento di S. Maria Sopra Minerva, nella quale si concedeva di istituire "confraternitatem Psalterij, seu Rosarij sub invocatione Beatae Mariae Virginis in Ecclesia S.ctae Mariae de Carmelo" e di costruire ed erigere un suo altare con cappella; venivano confermate, inoltre, tutte le indulgenze concesse dai sommi pontefici, con la raccomandazione che la festa del Rosario si celebrasse la prima domenica di ottobre di ogni anno; fu nominato anche un cappellano nuovo, temporaneamente nelle mani del rettore di detta chiesa, che avesse la facoltà di ascrivere in un registro i nomi dei confratelli e consorelle dell'associazione, e di divulgare con devozione i misteri del S. Rosario (3). Ovviamente, non si tratta dell'atto costitutivo del sodalizio, come da molti ritenuto, ma di una conferma da parte dell'Ordine dei Predicatori (da cui l'appellativo domenicana) che eleva la Compagnia o Congrega a Confraternita, e le concede di erigere una vera e propria cappella. Nel giro di pochi anni la confraternita raggiunge una posizione economica di tutto rispetto per quell'epoca: dal Catasto Onciario del 1742 risulta possedere beni per 78 once (ca. 2,5 Kg Au) (4). Nel 1750 Carlo III di Borbone approva con regio decreto il suo statuto, atto che la dota di veste giuridica. Nel frattempo cresce anche il livello socio-culturale dei sodali: figurano possidenti, notai, avvocati, medici, professionisti e artigiani. Intorno al 1792 si ebbe una svolta, probabilmente connessa con la innovatrice opera pastorale del vescovo di Lucera Giovanni Arcamone: il sodalizio ottiene di trasferire la propria sede dal Convento suppresso de' Carmelitani presso l'abbazia di S. Giovanni Battista; le fonti recenti citano addirittura il presunto strumento di un tal notaio Solimando, che attestava la donazione della chiesa alla Confraternita del Rosario da parte dell'abate Niccolò Riccio, canonico di S. Maria del Borgo (Chiesa Matrice).

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  1. Archivio parrocchiale S. Maria del Borgo - Atti del Rev. Capitolo.
  2. Archivio storico Arciconfraternita del Rosario - s. visita di Mons. Morelli, 1688.
  3. Idem - xerocopia bolla O. P.
  4. G. Galasso - La chiesa dei Morticelli in Sannicandro Garganico, 1986, ed. Levante.

Degno di menzione speciale è l'amico Umberto Macchietta, Confratello di Coro del Sodalizio salito al Cielo il 6 Marzo 2024 all'età di 52 anni. Entrato a far parte come novizio del Sodalizio nel Marzo 2023, è sempre stato uno dei novizi più attivi e presenti alle celebrazioni. Uomo di grande fede e amore alla Madonna e al Suo Rosario, lasciava sempre un segno a chiunque incontrasse per strada, in caserma o in chiesa. La corona del Rosario era definita da lui il suo "segreto". Durante il momento della malattia e della sofferenza non ha mai smesso di stringere la corona e di invocare la Vergine Maria.

Con parere favorevole del Padre Spirituale, Umberto fa la sua professione come Confratello di Coro il 26 Febbraio 2024 presso Casa Sollievo della Sofferenza, nelle mani di Don Matteo De Meo, Padre Spirituale del Sodalizio.

 

Non so se porterò questo abito in vita...ma sicuramente lo porterò nell'Altra!

Il 6 Marzo 2024 sale alla gloria del Cielo a godere della visione Beata del Padre e della sua amata Madre celeste. Ancora oggi, la figura di Umberto continua ad essere un segno per quanti lo hanno incontrato e quel seme che lui aveva gettato nella vita di molti fiorisce, tanto che alcuni, memori del sentir parlare del "suo segreto", iniziano timidamente a sgranare la Corona e alla fine imparano per la prima volta a recitare il Rosario.

A Dio Padre, che mette sui nostri passi dei giganti della fede come Umberto, rendiamo la nostra lode e il nostro umile ringraziamento, nella certezza del Signore Risorto e che la morte non ha mai l'ultima parola! 

Abiti ed insegne

Uno degli aspetti specifici è l'abito liturgico, la cui particolare tipologia va sicuramente attestata ai secoli di dominazione spagnola (XVI-XVIII). Esso è distinto in abito semplice, abito festivo e abito solenne.

Il primo è costituito da camice bianco, con bande azzurre merlettate alle maniche e al bordo inferiore, cingolo di colore azzurro (in passato rosso), mozzetta nera con finto cappuccio bordata da due o più (a seconda della carica rappresentata) galloni dorati e una tracolla in damasco dorato con l'effigie della Vergine del Rosario.

L' abito festivo si differenzia dal primo per la mozzetta, priva di finto cappuccio, adorna di un fine ricamo in oro, particolarmente fastoso su quella del Priore.

L'abito solenne, infine, si compone di quello festivo con l'aggiunta del cappottino, portato sul camice, sotto la mozzetta, e costituito da un manicotto di colore azzurro bordato in oro ai polsi e da una nappa o coda, simile ad un mantello, di colore avana chiaro bordato in oro a seconda della carica e ornato di stelle, che dalle spalle scende fino a mezza gamba: è indossato soltanto dal Consiglio di Amministrazione. Altri due componenti sono il cappuccio bianco indossato nelle celebrazioni proprie dei Defunti e nel tempo quaresimale con l'abito semplice, e il cappello, molto simile al "saturnale" dell'abito talare ma di colore avana conforme al cappottino, con fiocco alla sommità e bordo sulla falda di colore azzurro; esso è portato sul cappuccio, con l'abito solenne, dai soli Confratelli di Coro alla processione del Venerdì Santo e nelle esequie dei sacerdoti e dei confratelli officianti. I Confratelli Onorari indossano il solo abito semplice; i Simpatizzanti e i Novizi vestono l'abito semplice con mozzetta nera con finto cappuccio bordata da un solo gallone dorato senza la tracolla.

Il simbolo del sodalizio è una "stella domenicana" in argento, finemente lavorata, con inciso il titolo dell'Arciconfraternita e della Vergine del Rosario; esso è retto da uno scettro in legno scolpito, con pietre incastonate in lamine d'argento, tenuto dal Priore nelle grandi solennità; vi è poi la “mazza”, un'asta in legno sormontata da una teca ovale in argento lavorato, con doppio vetro, in cui  sono incastonate le figure di San Giovanni e della Vergine del Rosario: rappresenta la spiritualità particolare del sodalizio ed è portata dal Cerimoniere, che rappresenta l’autorità delle cerimonie.

La fastosità del vestiario, identificata in particolare dall'abito del Priore, ricco di fini ricami e di ornamenti, è cagionata da esigenze prettamente simboliche, che rappresentino in maniera concreta la matrice spirituale da cui prese vita l'Arciconfraternita e che i sodali devono seguire e testimoniare costantemente. In questo caso, infatti, bisogna fare riferimento all'abito domenicano: la mozzetta nera ricorda la cappa indossata dai domenicani, il cappottino si riferisce al loro mantello, il colore avana alla tonaca, l'azzurro e le stelle del cappottino e della mozzetta del Priore alla devozione mariana. Fino a qualche decennio addietro era consuetudine per i confratelli celebrare quotidianamente l'Ufficio delle Letture, e cantarlo nelle esequie e nelle festività proprie dell'Arciconfraternita; tuttavia questa utilissima pia pratica è gradualmente caduta in disuso.

Statuto
Organizzazione

L' Arciconfraternita del Rosario, come da Statuto, è retta dal Priore che ne è il legale rappresentante, nonché la personalità più prestigiosa. A lui si affiancano il Vice Priore, suo vicario, il Maestro dei Novizi¸ seguono il Segretario, due Consiglieri e il Tesoriere; tutte queste cariche compongono il Consiglio di Amministrazione (chiamato anche, come da antichi documenti Consiglio degli Officiali).

Dalle ultime elezioni del 21 Dicembre 2022, il Consiglio di Amministrazione, così confermato dall'Amministratore Apostolico della Diocesi di San Severo, Mons. Giovanni Checchinato con proprio decreto in data 28 Dicembre 2022, è così composto:

  • PRIORE: COSTANTINO BORAZIO
  • VICE PRIORE: PIETRO TORELLA
  • MAESTRO DEI NOVIZI: ANTONIO PIO TARDIO
  • SEGRETARIO: COSTANTINO PIO VOCINO
  • I° CONSIGLIERE: MATTEO MURANO
  • II° CONSIGLIERE: LEONARDO COCO
  • CASSIERE: MICHELE PROTINO

Seguono, in ordine di maggiore autorità e prestigio, i sacerdoti o religiosi aggregati regolarmente, il Confratello Decano, il Cerimoniere e i confratelli nell'ordine di anzianità di iscrizione all'Albo, costituenti l'Assemblea dei Confratelli di Coro, detti anche confratelli Officianti; essi sono meritevoli di ogni beneficio spirituale e temporale concesso da Santa Madre Chiesa e dallo Statuto, prestando il loro servizio gratuito in chiesa e verso il sodalizio.

Esclusi dall'Albo e, quindi, da qualsivoglia diritto, sono i Novizi che, come da Statuto, devono seguire un determinato percorso formativo sino al momento della loro aggregazione ufficiale; i Simpatizzanti, cioè i fedeli comuni che per devozione manifestano di tanto in tanto e occasionalmente il desiderio di partecipare attivamente alle celebrazioni ufficiate dall'Arciconfraternita; i “Confratelli Onorari”, ovvero fedeli che si sono particolarmente distinti per devozione verso il Sodalizio attraverso donazioni, lasciti ecc ed esercitano il diritto dei soli benefici spirituali.

Nonostante lo Statuto ammetta l'aggregazione anche di Consorelle Ufficianti, non vi sono, attualmente, iscritti di sesso femminile.

Attivita

Momenti religiosi
  • Principio mandato CdA  - Santa Messa di inizio mandato: giuramento del Consiglio degli Officiali
  • 1° Gennaio - Santa Messa nella Solennità della Madre di Dio
  • 28-30 gennaio - S. Messa e triduo in onore di S. Ciro m;                                            
  • 31 gennaio - SS. Messe nella memoria di S. Ciro, con il tradizionale falò davanti alla chiesa;
  • Febbraio-marzo - Sacre Quarantore (tre giorni);                                                
  • Giovedì Santo - Visita "alle sette chiese" e adorazione notturna                                 
  • Venerdì Santo - Processione dei misteri della Passione;                                              
  • Ultimo sabato di aprile - Festività della Vergine Maria Incoronata preceduta da solenne triduo, SS. Messe con processione del simulacro per le strade principali della città;                          
  • 8 maggio - S. Messa e solenne Supplica alla Vergine del Rosario;           
  • 21-23 giugno - Solenne triduo di preghiera con S. Messa in preparazione alla solennità della Natività di S. Giovanni B;                              
  • 24 giugno -  SS. Messe nella Natività di S. Giovanni Battista, Patrono della Rettoria;                                                          
  • Domenica SS. Trinità - Santa Messa solenne nella Parrocchia Matrice                       
  • 25-27 luglio - S. Messa e triduo in preparazione alla memoria di San Nazario m;                                                         
  • 28 luglio - SS. Messe nella memoria di S. Nazario m;                             
  • 5-7 agosto - S. Messa e triduo in preparazione alla memoria di San Domenico, Compatrono dell'Arciconfraternita;            
  • 8 agosto - SS. Messe nella memoria di S. Domenico;                             
  • 20-22 agosto - S.  Messa e triduo in preparazione alla memoria di S. Rosa da Lima;                                                       
  • 23 agosto - SS. Messe nella memoria di S. Rosa da Lima;                        
  • 29 agosto - SS. Messe nella memoria del Martirio di San Giovanni Battista;                                                                  
  • 18-20 settembre - S. Messa e triduo in onore di S. Matteo Ap. Ev.;                   
  • 21 settembre - SS. Messe nella festa di S. Matteo Ap. Ev.;                            
  • 28 settembre-6 Ottobre - Solenne novena con S. Messa in preparazione alla festività della Vergine del Rosario;                                  
  • 1 ottobre - S. Messe nella festa di S. Teresa di Gesù Bambino;               
  • Prima Domenica di ottobre - Solenne Santa Messa e Supplica alla Vergine del Rosario      
  • 6 ottobre - Fine della novena con rinnovo della Professione dei Confratelli di Coro ed eventuale creazione dei nuovi Confratelli durante la S. Messa solenne vespertina;                                 
  • 7 Ottobre - S. Messe nella festività della Vergine del Rosario, e processione vespertina del simulacro;                                             
  • 2 novembre - S. Messa comunitaria a "primo mattutino" in suffragio di tutti i Fedeli Defunti dell'Arciconfraternita;                                   
  • 10-12 dicembre - S. Messa e triduo in onore di S. Lucia;                                  
  • 13 dicembre - SS. Messe nella memoria di S. Lucia v. m con tradizionale distribuzione delle fave di Santa Lucia;                  

Chiesa

La chiesa

In un referto pastorale del Capitolo di S. Maria del Borgo alla Curia di Lucera, stilato nel 1595 (1), tra i numerosi luoghi di culto della terra di Santo Licandro è citata la chiesa di S. Giovanni Battista. Integrando questo documento con alcune visite pastorali, antecedenti soltanto di qualche decennio, si può stabilire con certezza che la chiesa esisteva già nel sec. XVI, ma sono ancora ignoti il periodo e il contesto storico e socio-culturale in cui è collocabile con esattezza la sua fondazione. Un'ipotesi verosimile sembra essere quella di un interesse dei Cavalieri di Malta, detti anche di S. Giovanni, a diffondere il culto del loro Patrono in queste zone, che spesso percorrevano per raggiungere la Sacra Spelunca dell'Arcangelo Michele: tuttavia la documentazione è ancora insufficiente a far luce. Le uniche fonti attendibili sono le visite pastorali che i vescovi compivano saltuariamente per verificare lo status animarum e la conduzione dei beni ecclesiastici nei vari centri della Diocesi. In queste importanti e spesso dettagliate testimonianze è possibile rilevare gli aspetti specifici che caratterizzavano l'edificio e la sua amministrazione. Ci è manifesto innanzitutto che tra il 1570 e il 1600 la chiesa di S. Giovanni, sita ancora extra muros, era tutelata dalla facoltosa famiglia di don Carlo Saggese (2) e, quindi, dai suoi discendenti: non è possibile, tuttavia, stabilire se fosse una cappella gentilizia o se i Saggese la curassero solo a titolo devozionale. Essa, inoltre, è spesso menzionata con il titolo abbazia: è da escludere a priori il riferimento ad un centro monastico. Piuttosto probabile, invece, sembra la correlazione di questo appellativo con la grande quantità di beni che la chiesa doveva possedere nel territorio; di conseguenza i rettori assumevano il titolo di abate. Nel 1688, nella sua visita ad limina il vescovo di Lucera Mons. Domenico Morelli (3) trova la chiesa in stato precario, con il tetto, le finestre e il pavimento che necessitano di ripari; l'onere delle messe (e presumibilmente la cura del tempio) è affidato al Rev. Don Giuseppe Mancino. Non era ancora stata costruita la Sacrestia, e quando vi si celebrava la messa, le suppellettili erano portate dalla Chiesa Matrice. Nella relazione si parla, inoltre, di una statua lignea di S. Michele e di un antico quadro con la Vergine e alcuni santi, di cui oggi non si ha più traccia; la statua di S. Giovanni Battista ivi menzionata, sembra non corrispondere a quella oggi venerata. Vi era inoltre un altare dedicato a S. Orsola, della famiglia Campanozzo, traslato dalla Chiesa Madre per il fetore che emanava la porta del cimitero, presso cui era posto (4). Per tutto il secolo successivo la situazione rimase invariata: la chiesa perseverava pressoché in stato di abbandono.

Con l'atto dell'abate Ricci la vita della chiesa è assimilata dall'attività spirituale e amministrativa della Confraternita del Rosario. Da questo momento, grazie ai fondi del sodalizio, alla competenza amministrativa dei suoi priori e al consistente livello socio-culturale dei suoi membri, ha inizio una lunga fase di ristrutturazione e ammodernamento del sacro edificio, ormai lontano dall'abbandono dei secoli precedenti. E' in questo periodo che si può collocare la costruzione della volta a botte (prima vi erano le capriate a vista) e della Sacrestia, la modifica della facciata esterna secondo i vigenti canoni neoclassici, l'impianto dell'artistico portale in pietra (1825) e l'arredo dell'interno con stucchi e decorazioni pittoriche. Furono inoltre realizzati la cantoria con l'organo, il pulpito e il coro ligneo. Probabilmente nello stesso 1792 veniva scavata la prima fossa per i defunti della confraternita nella nuova sede (5): altre ne saranno scavate, o verranno adeguate quelle già esistenti. La cripta maggiore, sotto il presbiterio, recava la data del 1814, corrispondente alla sua fondazione o al suo rimodernamento (6). Gradualmente, nelle pareti della chiesa furono ricavate le nicchie per ospitare le statue dei santi che venivano commissionate per arricchire il culto popolare. Nel 1846 è edificato il nuovo altare (7) a spese dei confratelli del Rosario, consacrato dal vescovo di Lucera Mons. Giuseppe lannuzzi nel 1851, come testimonia una lapide posta sul presbiterio; quello precedente, demolito indubbiamente per l'adeguamento a nuovi canoni liturgici era, con molta probabilità, in pietra locale scolpita in barocco povero". Sotto il regime napoleonico (1807 ca.) la chiesa e, in parte, la Confraternita vengono private quasi del tutto dei loro beni immobili, conformemente alle vigenti leggi del codice murattiano (8). Nel 1899, con bolla pontificia di papa Leone XIII, il sodalizio ottiene l'elevazione al titolo di Archiconfraternita, con il privilegio di aggregare a se tutte le confraternite del Rosario della diocesi di Lucera (9). Dopo circa due secoli che videro sparuti lavori di manutenzione, nel 2000 l’Arciconfraternita del Rosario sopperisce ancora una volta ai bisogni della chiesa, finanziando un'opera di restauro alquanto consistente per garantire soprattutto la sicurezza statica, indebolita fortemente dall'antichità dell'edificio e dalle scosse sismiche degli anni addietro. I lavori, svolti con peculiare rispetto dei canoni artistici preesistenti, hanno ridonato all'edificio le singolari fattezze della ristrutturazione ottocentesca. Il 24 giugno 2002, giorno della riapertura al culto dopo i restauri, il vescovo di San Severo Mons. Michele Seccia con una solenne celebrazione onora l'opera dell'Arciconfraternita del Rosario e restituisce la chiesa ai fedeli.

La chiesa è immatricolata presso la Soprintendenza ai Beni Storici ed Artistici dal 1985, ed è individuata in catasto dalla particella A 845 del comune di San Nicandro Garganico. E' costituita da una navata unica, lunga m. 16 ca. e larga m. 7,5 ca.; la volta è a botte a tutto sesto e nel suo punto più alto misura, da terra, m. 7,3 ca. Due archi a sesto ribassato, sostenuti ognuno da due pilastri, sorreggono la copertura e dividono la volta in tre campate, ognuna adorna di decorazioni floreali in stucco e foglia d'oro, e avente al centro una tempera, raffigurante nella prima il Battesimo di Gesù, in quella centrale la Vergine che consegna il Rosario a S. Domenico e in quella posteriore, degli Angeli in adorazione a Gesù Sacramentato; le tre tempere sono state eseguite dall'artista locale Vincenzo Luigi Torelli nel 1921. Le due coppie di pilastri, decorati da lesene con capitelli corinzi, di conseguenza dividono la navata in tre parti uguali, di cui quella posteriore è occupata integralmente dal presbiterio. Le finestre sono dieci: sei, di forma quadrangolare si aprono nelle mura laterali (la centrale del muro destro è murata per la presenza di un fabbricato residenziale a lato della chiesa) al di sopra del cornicione interno, formando delle lunette nei fianchi della volta; altre quattro, semicircolari, si trovano in coppia rispettivamente nel muro posteriore e nella facciata. Nell' interno, al di sopra del tamburo ligneo dell'entrata, si erge la cantoria che, impiantata nel muro anteriore della chiesa, si estende dalla parete destra a quella sinistra; vi si accede mediante una scala "a chiocciola" in ghisa, posta sulla sinistra dell'ingresso. Essa ospita al suo centro un organo a mantici e nove registri, tastiera in bosso e cassa armonica lignea a tre ordini; tutto il complesso è attestabile all'inizio del sec. XIX, ed è ornato da decorazioni pittoriche e in foglia d'oro e argento. Nei pressi dell'entrata, ad ognuna delle pareti laterali è infissa un'acquasantiera; quella di sinistra alquanto antica, è in pietra vermiglia ed è affiancata dalla piastrella marmorea consegnata dalla Rev.ma Curia Vescovile in ricordo dell'Anno Giubilare 2000.

Vi sono in tutto 10 (dieci) simulacri, disposti in apposite nicchie lungo le pareti:

- parete sinistra: 1. S. Matteo Ap. Ev., in legno finemente scolpito e decorato - prima metà Ottocento. 2. S. Teresa di Gesù, Bambino, in legno di pino cembro - 1938 . 3. Vergine Incoronata, in legno di tiglio finemente lavorato-scuola napoletana metà `700 . 4. S. Lucia v. m., manichino vestito in stoffa; testa, mani e piedi scolpite in legno - seconda metà `800. 5. (sul presbiterio) S. Giovanni Battista con Cristo, in legno scolpito con maestria - probabile scuola napoletana primi Ottocento.

- trono centrale: 6. S. Domenico, manichino vestito in stoffa; testa, mani e simboli (crocifisso, cane e mappamondo) finemente scolpiti in legno - metà `800. 7. Madonna del Rosario, manichino vestito in stoffa; testa, mani e Bambino scolpiti in legno con gran maestria - 1679, di derivaz. spagnola. 8. S. Rosa da Lima, manichino vestito in stoffa; testa e mani finemente scolpite in legno - metà `800.

- parete destra: 9. S. Nazario m., in cartapesta "leccese" - metà `800 (restaurata). 10. S. Ciro, in legno finemente scolpito e vestito in stoffa - 1888 .

Sempre lungo la parete destra sono collocati, su mensole di legno, tre scarabattoli contenenti il primo Maria Bambina, in cera finemente lavorata, il secondo Sant’Anna con Maria bambina, in legno scolpiti con maestria, il terzo Santa Teresa d’Avila, manichino vestito di stoffa con testa e mani scolpiti in legno.

Ogni nicchia è sovrastata da una targa in legno, finemente lavorata e decorata, contenente il nome del santo rappresentato dal simulacro.

La parete presbiterale è sovrastata da un maestoso trono che, ergendosi dal coro ligneo fino a toccare la volta, corona il simulacro della Madonna del Rosario; è costituito da una coppia di paraste con capitelli corinzi per ogni lato della nicchia, reggenti un timpano arcuato, decorato al centro e sull'estradosso con forme simili a quelle della volta; le nicchie di S. Domenico e S. Rosa, sono poste rispettivamente a destra e a sinistra del trono. Lungo le due pareti laterali, al di sotto del cornicione che delimita la volta, vi sono quattordici stampe in bianco e nero delle Stazioni della Via Crucis. Sul muro destro adiacente l'entrata,  è affissa una lapide in memoria del restauro 2000-2002 mentre su quello sinistro è affissa una lapide in ricordo della visita del Cardinale Raymond Leo Burke del 02 / V / 2012.

Il presbiterio è rialzato di un gradino rispetto alla chiesa. A sinistra, nel pavimento sotto la nicchia di S. Giovanni, vi è la lapide in ricordo dei defunti sepolti nella chiesa, che chiude l'accesso alla cripta maggiore ripulita durante i restauri. Quindi, dopo la nicchia del S. Patrono si apre il coro, in legno d'abete, che percorre tutta la parte absidale per terminare sulla parete destra con la porta di accesso alla sacrestia. I due angoli del coro ospitano il primo l'accesso, ben mimetizzato, al locale adibito a magazzino, quello destro, invece, un piccolo armadietto, anch'esso irriconoscibile, per conservare parte della suppellettile. Il centro del coro è occupato da un artistico seggio, decorato in foglia d'oro e argento in cui solitamente ha posto, durante le funzioni, il Padre Spirituale o il Priore. Sulla parete destra, appena fuori del presbiterio e sotto il cornicione, vi è il pulpito, in legno artisticamente decorato, che reca all'angolo posteriore una mano lignea, con ricca manica di camice, che stringe un crocifisso; l'entrata è posta nell'adiacente sacrestia. Al di sotto di esso vi è la sede del celebrante, costituita da una maestosa poltrona con due seggiole laterali, tutte in legno dorato e tappezzate di damasco verde e oro; poggia trasversalmente tra il gradino del presbiterio e una pedana di prolungamento in legno. L'ambone, in legno dorato similmente alla sede, è mobile ed è collocato dall'altra parte, a sinistra. L'altare maggiore, risalente al 1846, come da lapide posta sotto la nicchia di S. Giovanni, è in pregiato marmo policromo  molto stilizzato con poche, ma di ottima fattura, decorazioni a rilievo; è rialzato di tre gradini e costruito secondo la disposizione pre-conciliare: la messa, quindi, è celebrata dando le spalle ai fedeli poiché, per esiguità di spazio, non è possibile l'impianto di un altare, anche mobile, rivolto al popolo. Su di esso sono disposti solitamente i candelieri  con candele a luci elettriche e al centro, sul tabernacolo ove si conservano le SS. Specie, è collocato un crocifisso; la mensa è rivestita da una balza in stoffa di colore vario a seconda del tempo liturgico, e una tovaglia in lino bianca pendente ai lati; a destra della mensa (corrispondente alla sinistra del celebrante) vi è la lampada a Gesù Sacramentato. Nel muro posteriore dell'altare è stato ricavato uno spazio, utilizzato come sacrario per la conservazione delle suppellettili e dei vasi sacri più in uso quotidianamente. Dei quattro altarini minori parietali ne rimangono due, sempre in marmo policromo molto semplici: il primo è a sinistra, sotto il simulacro della Vergine Incoronata, l'altro di fronte, in onore di S. Nazario. Sono ornati ognuno di candelieri,  palme e un crocifisso, tutti in ottone, e le mense rivestite da una tovaglia bianca in lino: su di essi non si celebra alcuna messa.

La sacrestia è costituita da due locali uniti e addossati al muro destro della chiesa in corrispondenza del presbiterio. La parte maggiore, sicuramente più antica, presenta una volta a botte lunettata ai fianchi; ivi sono disposti un grande e pregiato armadio di castagno, in cui è conservata gran parte della suppellettile e  paramenti, un piccolo tavolo in legno, coppia di comò per la vestizione del celebrante, alcuni quadri, di cui due (Madonna del Rosario e Fuga in Egitto -sec. XVIII) di valore storico e artistico, un armadio per gli abiti dei sodali, una libreria che tiene esposti libri di vario genere e suppellettili non più utilizzate, l'Albo dei Confratelli di Coro e nicchia contenente il simulacro della Madonna della Neve. Anticamente la sacrestia era arredata da un grosso e maestoso mobile in noce, disposto ad angolo lungo tutta la parete destra fino a quella dirimpetto all'entrata, in cui era conservata ogni cosa, dai paramenti, alla suppellettile, agli abiti del sodalizio.

L'entrata posteriore dà in un piccolo atrio, ricavato tra il muro della chiesa e quello della sacrestia, in corrispondenza del campanile; l'atrio, a sua volta, volge a mezzo di un portone, affianco al retro della chiesa, in via XX Settembre. Le campane sono due: la maggiore, in Sol alquanto melodiosa, è datata 1622; la minore, dal suono più cupo, risale probabilmente al XVIII secolo. Il sistema per suonarle è elettrico.

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  1. Archivio parrocchiale S. Maria del Borgo - Atti del Rev. Capitolo, docc. cit.
  2. Archivio diocesano di Lucera - ss. visite 1560-1580.
  3. Archivio storico Arciconfraternita del Rosario - s. visita di Mons. Morelli, doc. cit.
  4. Idem.
  5. La fossa presso l'entrata della chiesa reca incisa proprio la data del 1792 sulla botola lapidea di chiusura.
  6. E' l'unica accessibile: le altre, site ancora sotto il pavimento della chiesa, sono state richiuse durante i restauri del 2000-2002, per ovvi motivi di igiene e per incongruenze tecniche dei livelli.
  7. Dai lavori di rimozione dell'altare attuale per la ripulitura dei marmi, sono emersi dei frammenti di altare in pietra locale lavorata, riutilizzati come materiale di riempimento: recuperati, sono tuttora conservati.
  8. Liana Bertoldi Lenoci - Le confraternite di San Nicandro Garganico. Devozione e arte, in Atti del ]'Convegno di Studi "San Nicandro e il suo territorio nel contesto della storia del Gargano " a cura di P. Corsi, 2000, op. non pub.
  9. Archivio storico Arciconfraternita del Rosario - xerocopia bolla pontificia di Leone XIII.